11 febbraio 2007

Atteone, professione fotoreporter (o paparazzo?)

Il mito d'Atteone lo si potrebbe interpretare in modi diversi.. lo so che non si dovrebbero dare interpretazioni ai miti ma ormai è fatta...
Una prima interpretazione è quella più diretta: la natura è maligna; e se ne scopre il vero volto quando si viene travolti dalla sua forza distruttrice.
All'opposto un'altra interpretazione vede in Atteone colui che penetra tanto al fondo la Natura (la visione di Artemide nuda) da divenirne parte: ne viene assorbito, e l'essere divorato dai cani ne sarebbe la simbolica rappresentazione.. ma non bastava dire fatti il bagno con noi? Vabbe'.
A queste tanto divergenti interpretazioni va poi aggiunta una terza, che deriva da una variante (credo d'averla letta su le Nozze di Cadmo e Armonia di Calasso, ma potrei sbagliare) secondo la quale il nostro cacciatore dopo la vista della dea semprevergine ignuda alle dolci acque, abbia poi avuto un mistico slancio d'amore verso.. i propri cani (!) e che, pur di sfamarli, avrebbe dato sè stesso loro in pasto.
Ma, amore per i migliori amici dell'uomo a parte, il nostro rapporto con la Natura è davvero ancora quello degli Antichi, basato sulla paura della natura e delle sue forze? E le sentiamo ancora così ostili?
Se pensiamo solo, per esempio, al fatto che succhiamo il petrolio persino forando i fondali degli abissi (per tacere di eventuali passeggiate lunari), ci rendiamo conto che siamo molto più disinvolti e abbiamo perso quel timore reverenziale che nasceva dalla irresistibilità delle forze naturali e dalla loro misteriosa origine.
O per meglio dire, abbiamo eliminato dalla nostra coscienza collettiva l'idea che la natura sia maligna. E ci limitiamo solo ad avere una paura al singolare del fenomeno naturale: paura dei cani, paura delle tempeste etc.
La rimozione è talmente avanti che sempre più spesso ogni conseguenza negativa delle forze naturali (disastri maremoti cicloni etc), le imputiamo alla malaccorta gestione delle emergenze da parte delle istituzioni piuttosto che alla distruttività di una natura matrigna.
Anzi stiamo cominciando ad attribuire a noi stessi ed al nostro sfruttamento delle risorse del pianeta tutte le disastrose conseguenze dei cambiamenti climatici in atto. Non dico che questo non sia vero, tutt'altro.
Dico che è cambiato il nostro rapporto con le forze della Natura: tremila anni fa si temeva il fulmine e ci si prostrava a chiedere clemenza ai cieli; oggi gestiamo maremoti e sismi ed addossiamo le responsabilità ai nostri governanti per qualsiasi cosa va storto. Magari domani saremmo in grado di prevedere molti fenomeni ed anticiparli.
Ma torniamo al nostro Atteone.
Cosa potrebbe cacciare oggi un essere umano per spingerlo nel cuore di una foresta tanto fitta da essere il nascondiglio della dea Artemide?
Io credo la caccia alle immagini.
Allora il moderno Atteone potrebbe essere un fotoreporter, uno di quelli da rivista naturalista. Magari il nostro potrebbe essere un convinto ecologista che si batte per fotografare gli scempi dello sfruttamento dissennato del pianeta.
Ma non solo.
Potrebbe essere, meno eroicamente, un paparazzo: l'opinione pubblica è sempre più interessata alla dimensione privata del personaggio pubblico. Il limite della riservatezza è spesso violato in nome di un diritto di cronaca che somiglia sempre più alla voglia insana di farsi i cazzi degli altri. Allora forse se il nostro Atteone rivisitato s'è spinto tanto oltre, è solo perché è a caccia della famosa dea da fotografare.
Ma sì, in fondo è il mito stesso a dirlo: Artemide è famosa (una dea!), è nuda e la scena del bagno con tutte quelle ancelle è -diremmo almeno- piccante.
Ed allora ecco che il nostro Atteone, cacciatore sì ma d'immagini, lo ritroviamo in mezzo ai suoi cani colla lingua ciondoloni, la macchina fotografica ancora appesa al collo, che ci mostra quasi orgoglioso le foto rubate del bagno silvano della dea, forse neanche troppo ignara dell'occhio indiscreto. Che fossero d'accordo? Chissà, forse per questo non se lo sono ancora sbranato.. gli avvocati! Clic!

1 commento:

Citrullo Delegai, il Mecenate Scroccone ha detto...

Nella mia immensa ignoranza non avevo idea di quello che Giordano Bruno aveva scritto su Atteone. Io l'ho trovato negli eroici furori che potrete trovare in questa edizione digitale davvero molto curata

http://giordanobruno.signum.sns.it/bibliotecaideale/VlgNamesListGroup1.php

sperando che il link funzioni.

Mi sa che devo cominciare a leggere i classici veri.