09 settembre 2008

Schifano sì, Schifano NO. La retrospettiva alla GNAM di Roma vista da me




NO. Un grande NO rosso accoglie il visitatore (nello specifico, me) della mostra che la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma dedica a Mario Schifano (romano, ma nato a Leptis Magna) a dieci anni dalla sua scomparsa.
Amo rinchiudermi quando posso in questo museo: non sarà "fornitissimo" ma ha una eleganza e una sobrietà che pochi spazi espositivi possono vantare.
Ma torniamo sulla mostra.
Potrei dirne molte cose, però sono convinto che sono state già dette, e da altri più capaci di me.
Potrei dire che ho trovato un po' ingombrante il modo con cui il curatore della mostra si propone, quasi sovrapponendosi all'artista.
Potrei dire che qualche opera scelta é - secondo me - poco significativa (su tutte: i danzatori). Mentre tutte le opere su carta - alcune sono dei capolavori utili anche per capire il lato privato di Schifano (ma anche l'evoluzione del suo gusto pittorico) - sono invece relegate in uno spazio strettino e comunque separato dal corpo della mostra: si è obbligati a passare nelle altre sale della Galleria, e ad "invadere" un'altra mostra (Monumental drawings), per poterle vedere.
Potrei infine accennare al fatto che una "icona" come il Futurismo rivisitato a colori forse meritava una visibilità maggiore.. in fondo quella sì che sta sui libri di scuola.
Ovviamente ci sono anche cose che ho molto apprezzato. E sono parecchie.
Anzitutto mi ha davvero affascinato un'opera che non conoscevo, neppure in riproduzione: Il parto numeroso della moglie del collezionista; una matrona gravida (dal bell'incarnato rosa shocking) che - sul bordo d'un letto sfatto - sforna infanti a raffica, roteanti per tutta la superficie del gigantesco dipinto. Meglio di questa dove la trovate una critica al mercato voracissimo dell'arte? Se ne potrebbe discutere parecchio ma l'immagine, basta vederla, dice tutto. Schifano ha questa come sua caratteristica: l'immediatezza. Tutto quello che ha da dire la si capisce al volo, e questo senza che il messaggio perda di forza, di significato. Tutto è diretto, chiaro, eppure articolato.
Ancora: ho trovato azzeccatissimo il grande pannello dove, attaccate con puntine da disegno, ci sono le fotocopie digitali dell'"album di famiglia" di Schifano: è un intervallo nella vita quotidiana dell'artista, che mi ha incuriosito. Tra le foto, ce n'è una di Marco Pantani, pure lui scomparso troppo presto. Conoscevo i quadri di Schifano prima che morisse e seguivo Pantani (i suoi succcessi e le sue disavventure) in televisione: guardando quella foto ho avuto la sensazione che il mio passato (quello che inizia con millenovecentoqualcosa, quello passato guardando troppa tivù) avesse già trovato posto nei musei. E questo non mi ha dato fastidio per niente, non mi ha fatto sentire "vecchio": anch'io ho messo già in cornice quegli anni.
Lo Schifano fotografo infine credo sia stato ben rappresentato; sopratutto é ben reso il concetto che la fotografia (ritoccata, manipolata, dipinta) è stato sopratutto per Schifano un valido mezzo per bruciare i tempi di realizzazione dell'opera e lasciare intatta la freschezza, l'immediatezza della intuizione pittorica e legarla indissolubilmente alla realtà, alla storia: ecco perché io credo amasse fotografare lo schermo televisivo mentre andavano in onda i tg e i documentari.
Cos'altro?
Personalmente - mea culpa - ho avvertito una forte sonnolenza alla vista degli estratti dai film di Schifano (io lo chiamo effetto fuori orario e mi scuso con i pazientissimi cinefili), e quindi non posso dirne nulla.
Posso invece dire qualcosa delle opere esposte alla fine, quelle dell'ultimo periodo, che lasciano intendere cosa sarebbe diventato Schifano se avesse continuato la sua ricerca: accanto alle tele preparate al computer e sulle quali l'intervento pittorico é rapido ma deciso e vivissimo, spuntanto gli schermi neri di televisori spenti e figure (Il cardinale) mobilissime eppure solide, fatte di colori densi e brillanti.
Esco. Fa un caldo da togliere il fiato, il caldo d'agosto. Il NO ricompare sul poster, alle mie spalle.

2 commenti:

Citrullo Delegai, il Mecenate Scroccone ha detto...

Dei video sulla mostra:

da exibart

href://http://www.exibart.tv/videoalta.asp?idvideo=313

dal sito di repubblica

http://roma.repubblica.it/multimedia/home/2359718

al ha detto...

scendere dalla scalinata di villa borghese posta di fronte alla galleria nazionale d'arte moderna, alle sette di sera del ventisette settembre, significava dover leggere l'enorme NO rosso scuro nel telo esposto su viale delle belle arti, un NO di mario schifano che annunciava, a caratteri molto più piccoli, il penultimo giorno di apertura di una mostra sulla sua opera. significava, poi, voltare lo sguardo a destra, più in basso, verso lampeggiatori blu di polizia, vigili urbani, ambulanza e pompieri, intorno al tram diciannove fermo sulle rotaie in mezzo al curvone del viale, e su un telo bianco tra le sue ruote, a fianco di una moto abbandonata a terra, nel silenzio curioso, stupefatto o doloroso dei passanti, grandi e piccini. un olandese di 41 anni, uno scooter a noleggio, un sorpasso azzardato, un incidente da inesperto del traffico di roma, un enorme NO rosso sangue in un telo bianco.