05 agosto 2007

Ventotene

Retrodatato all'agosto 2007

Un fine settimana a Ventotene.
Una culla fatta di cotone spesso e ruvido. Grilli innamorati per nenia, di notte.
Al sole acceso invece, l'isola è la corona selvaggia d'un villaggio gentile. Piante grasse e vicoli da Napoli d'un tempo perduto.
Casette colorate. La gente ha facce enigmatiche persino per me e un accento quasi indolente.
Un tempo remoto (e torri e mura spesse ne parlano) passavano qui pirati e conquistatori. Oggi la darsena è tutta turisti più o meno ricchi: barche da diporto, si fermano un poco, fanno compere, ripartono. Qui restano in pochi, m'immagino, dopo l'estate.
Un piccolo mistero per me, questa unghia di terra arenata nel Tirreno. Forse sono troppo sensibile alle isole, troppo illuso di saperle diverse.
La sera, si alza un vento costante e docile. Il mare si increspa appena. L'agave è un'ombra ritta nella luce metallica della luna. Persino le zanzare paiono non pungere troppo.

1 commento:

Citrullo Delegai, il Mecenate Scroccone ha detto...

E in lontananza da dove stavo io si vedeva, ora chiaramente ora avvolto di foschia leggera, il carcere borbonico. Non l'ho visitato e oggi posso dire di essermi perso una visita suggestiva.
Traspare troppa malinconia da queste righe appena postate però. In realtà i pochi giorni a Ventotene sono stati spesi a fare bagni a mare, a mangiar pesce e a spassarmela su un pattino..