16 giugno 2007

Gnosi delle fanfole, ristampata e col disco dentro!

Qualche tempo fa ascoltai qualche estratto dalla Gnòsi delle fanfole, una raccolta di poesie di Fosco Maraini (padre della scrittrice Dacia) che hanno la particolarità di utilizzare il "linguaggio metasemantico" (un linguaggio nel quale le parole non danno più significato alle cose, ma assumono significato in base al loro suono, che evoca nel lettore una sensazione: un linguaggio non univoco quindi, ma che chiede all'immaginazione di mettersi in moto).
Bene. Questi versi sono stati messi in musica da Massimo Altomare e Stefano Bollani negli anni novanta, ed il cd che ne venne fuori è diventato una vera chicca da collezionisti.
L'anno scorso grazie ad una copia non proprio originale (una copia strictu sensu, fatta a manovella!) sono riuscito ad ascoltare il cd trovandolo meraviglioso.
Sì, ma i testi? Le poesie insomma come ottenerle? Il libro originale (degli anni 60 credo) è roba da bibliofili e la ristampa del 1994 è pur'essa rara. Così pur sentendo i bei brani non ero per niente soddifatto, ché volevo i versi!
Passa un po' di tempo e delle fanfole quasi me ne scordo.
Proprio ieri invece, in una libreria qualsiasi, nell'angolo dove mesti mesti sono i pochi libri di poesia che ancora si vendono, giaceva una pila di nuovissime copie della Gnòsi delle fanfole, con allegato il disco, pubblicate da Baldini Castoldi Dalai.
Così adesso posso godere, oltre che della bellezza delle musiche di Altomare e Bollani (esplicitamente retrò ed orecchiabilissime), dei meravigliosi e magici versi di Maraini, evocativi e lievi, dolcissimi! Hanno un che di crepuscolare, dove tutto sembra fatto di tinte pastello, dove tutto è invaso da una luce di nostalgia per un tempo fatto di piccole cose.
Le parole che poi Maraini usa poi, sono piccoli fuochi d'artificio: alcune (i cantilegi ad urlapicchio li ho nel cuore!) sono davvero - come scrive Maraini - caramelle da tenersi in bocca, da gustare. Anzi sono sicuro che anche se non si trovano sui dizionari, ognuno di noi conosce bene l'intimo significato di quelle strambe parole: un giorno budrioso, gli occhi a dragonetti, un drospide bugizio, ed è una continua sorpresa! Ad ogni pagina poi si trovano delle divertenti (oltre che stimolanti) noticine che il curatore dell'edizione ha messo a contorno delle poesie.
Oggi con questa 'scoperta' posso dire che ho avuto una giornata.. carmidiosa! E sono convinto che l'avranno tutti coloro che leggeranno queste rime e le ascolteranno messe in nota.

1 commento:

Citrullo Delegai, il Mecenate Scroccone ha detto...

Se, come me, amate la poesia che i meno fantasiosi chiamano non-sense (con un anglismo insensato), allora consiglio di leggere (o rileggere) i bellissimi e strampalati sonetti del Burchiello: che testa quel barbiero!